I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

STORIE

Libera Università delle Donne

Img 20190206 wa0000

La Libera Università delle Donne di Milano ha da poco festeggiato il suo trentennale. Nata nel 1987 è un punto di riferimento del femminismo italiano che ha messo a tema, con grande anticipo, le questioni più scottanti dell'oggi: la guerra, le biotecnologie, la scienza, la tecnologia, il rapporto con le donne di altre culture e la riflessione sul proprio vissuto.

Virginia Woolf, in Una stanza tutta per sé, rivendica per le donne la necessità di avere un loro spazio per leggere, scrivere. Se la sorella di Shakespeare non diventa una grande drammaturga come il celebre autore elisabettiano, la ragione è in questa mancanza storicamente data. Una stanza tutta per sé è allora il luogo reale e simbolico di una rivendicazione fondamentale, oggi come allora: uno spazio in cui le donne pensano e ripensano, scrivono e riscrivono i saperi consolidati. Quei saperi che spesso le cancellano, negano la sessuazione dei soggetti, per imporre un solo ordine: quello maschile, proposto come neutro e quindi universale. A Milano, nel 1987, un gruppo nutrito di donne con anni di lotte alle spalle non ci sta, davvero non ci sta. Prendono in parola Virginia Woolf e anzi fanno di più: invece di una sola stanza danno vita a una università intera, la Libera Università delle Donne.

Quando l'esperienza inizia, forse neanche loro hanno idea dell'importanza che quello spazio avrebbe assunto, nella loro vita, nella vita di tante donne. A Milano, ma anche nel resto d'Italia, sono tante che guardano a questa realtà con interesse, spesso considerandola un punto di riferimento. Alle spalle, c'è tanto, tantissimo. Il femminismo o meglio i femminismi nella loro ricchezza, i corsi di 150 ore per sole donne, le esperienze dei consultori, come linea guida un atteggiamento critico che non è mai venuto meno: la pratica dell'autocoscienza, del partire da sé per guardare il mondo. Dire come lo si vede. Cambiarlo.

La Libera università delle donne si struttura attraverso corsi, seminari, gruppi di lavoro. Il materiale prodotto è enorme. Decine e decine di dispense, diversi libri tra cui Verifica d'identità, Donne del Nord/Donne del Sud, Cocktail d'amore, Scienziate nel tempo, Incontrare la Vecchiaia, In punta di piedi nel conflitto, Lungo la strada. Al centro i grandi temi del presente, spesso messi in evidenza con forte anticipo rispetto al dibattito pubblico. La riflessione sulla guerra, sulle biotecnologie, la scienza, i nuovi linguaggi della tecnologia e dei social network, la violenza contro le donne, il lesbismo, il rapporto con le donne non italiane, con i femminismi del mondo: sono i leit-motiv di una scalata verso la materia politica più intricata, cogente, verso una realtà rispetto a cui si vuole, si deve prendere la parola.

La comunicazione avviene anche nelle forme offerte dalle nuove tecnologie: un sito attivo dal 2002 che oggi rappresenta anche un vero e proprio archivio di riflessioni e iniziative, una vivace pagina Facebook (LUD – Libera Università delle Donne).

La forma economica di sovvenzione è l'autofinanziamento. Qualche tentativo di ricevere (come di diritto) i soldi pubblici si è presto scontrato con la disattenzione delle istituzioni. Ma è diventata anche una scelta: di libertà, di una ricerca che vuole costantemente mettere e mettersi in discussione. Una storia bella, una storia di passioni. Nel corso degli anni un salto in avanti ha superato due cardini del lavoro precedente: quello del rapporto insegnante-allieva (sulla base del rapporto madre-figlia e del rapporto tra donne), quello di una pluralità e di una eterogeneità che spesso è difficile portare all'esterno. La volontà è quella di dare vita a un luogo di saperi molteplici che abbiano la forza e l'obiettivo di intervenire all'esterno, di prendere parola sulle questioni dell'oggi. Come metodo di relazione nel lavoro di corsi e gruppi si attua la circolarità e la messa a tema di linee di lavoro, nel rispetto delle singole competenze e delle singole scelte di ricerca.

Una scommessa non da poco, che parla della Libera università delle donne di Milano, ma che parla anche dei nuovi orizzonti del femminismo italiano. La domanda è grande: come rendere tanta forza, tanta consapevolezza accumulata, tanti saperi critici, parola con cui intervenire nel mondo, con cui far pesare la propria posizione? Le donne della Lud non ci rinunciano. Sanno che è difficile, ma che si tratta di un appuntamento irrinunciabile. Per chi ha visto nascere l'università è un impegno e un dovere anche rispetto alla propria storia. Per le giovani che ora si affacciano alla politica delle donne è un'opportunità da non mancare. Non è semplice mettere su un'impresa del genere, farla vivere nel rispetto di tutte le diversità. Ma loro ci hanno provato e ci provano. La chiamano assunzione di responsabilità politica. Insomma, una bella realtà da prendere ad esempio. Con tutti i problemi che si possono misurare vivendola dall'interno, l'osservatrice esterna non può che guardare alla Libera università con attesa, speranza che questa storia lunga trent’anni non si fermi, vada avanti.


Nel 2002 l'Associazione ha ricevuto un attestato di benemerenza dal Comune di Milano

Collabora con WW IFUN International Feminist University Network

Nel 2017 ha festeggiato i suoi 30 anni


LUD Libera Università delle Donne

Corso di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano

tel/fax. 02.6597727

universitadonne@gmail.com

www.universitadelledonne.it

21616430 1612720435415994 5786162965241195847 n  1

Commonfare.net è per le persone, con le persone e delle persone.

Vuoi aderire? Avrai bisogno solo di un indirizzo email e non lo useremo mai per altri scopi.

0 Commenti

Non ci sono commenti