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STORIE

RiMaflow resiste: lo sgombero rimandato al 30 aprile 2019

Ore 7.00. Una fredda mattina invernale (2 gradi di temperatura) ma un cielo limpido e blu come è raro vedere a Milano. O meglio, a Trezzano sul Naviglio, nell’hinterland sud-ovest di Milano, tra capannoni grigi e piccole fabbriche, molte delle quali dismesse e in disuso. Più di 500 persone, provenienti dal mondo sindacale, dall’associazionismo, dalle tante realtà autorganizzate presenti sul territorio milanese, si sono date appuntamento davanti ai cancelli di RiMaflow. RiMaflow è una fabbrica occupata da più di 6 anni dopo una lunga vertenza contro la chiusura imposta dalla proprietà per delocalizzare in Polonia (non perché in crisi ma per aumentare i profitti).

Con l’occupazione della fabbrica da parte degli stessi lavoratori e lavoratrici, è nata un’esperienza di autogestione e mutualismo unica nel suo genere. Si tratta di una buona pratica di riappropriazione e creazione di lavoro e forme di sostegno economico che è stata analizzata anche all’interno del progetto Commonfare. Forse proprio per l’esempio virtuoso che ha saputo rappresentare, è finita in mezzo - letteralmente - a un’inchiesta per traffico di rifiuti, cui è seguita un’ingiunzione di sgombero da parte dell’attuale proprietà dei capannoni, il colosso bancario Unicredit. Lo sgombero sarebbe dovuto diventare operativo proprio questa mattina, 28 novembre 2018. 

A difesa della fabbrica e della sua esperienza, nei mesi scorsi è partita una campagna di solidarietà e mobilitazione, che abbiamo già avuto modo di raccontare.

Lo sgombero – dicevamo – sarebbe dovuto diventare operativo oggi: ma non è andata così: la massiccia partecipazione al presidio in difesa di RiMaflow ha prodotto l’apertura di un tavolo di contrattazione coordinato dalla prefettura di Milano. E così, tra interventi e musica della Banda degli Ottoni, la ufficiale giudiziario non si è presentata e l’istanza di sgombero è stata prorogata al prossimo 30 aprile 2019.

“Ringraziamo tutte e tutti i presenti che ci hanno permesso di ottenere questo importante e insperato risultato. Questo rinvio ci permette di aprire una trattativa, i cui esiti, seppur incerti, saranno in grado di mantenere vivo un modello di lavoro e solidarietà sociale alternativo alla logica del profitto e della speculazione finanziaria e territoriale” - ha detto Gigi Malabarba, uno dei portavoce di RiMaflow .

“Questi cinque mesi di tempo ci consentiranno di trovare soluzioni per bonificare la struttura, a favore del benessere di chi lavora e dei residenti del territorio, e per ottenere la liberazione di Massimo Lettieri, ancora agli arresti domiciliari per le false accuse di riciclaggio illegale di rifiuti. Possiamo cominciare a immaginare una RiMaflow 2.0”.

Dal 12 al 14 aprile 2019 proprio a RiMaflow si potrà tenere il 3° incontro europeo delle fabbriche recuperate.

 

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5 Commenti

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Andrea Fumagalli

novembre 28, 2018 at 14:33

Una buona notizia, che accade proprio quando il parlamento italiano approva il decreto sicurezza, le norme più razziste degli ultimi 15 anni.

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emme

novembre 28, 2018 at 14:54

RiMaflow è un esempio staordinario!

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Quia

novembre 29, 2018 at 13:41

A very very good and ecouraging news (in an ocean of discouraging ones)!

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Openair

novembre 29, 2018 at 17:28

grandi! ci vediamo all'incontro europeo delle fabbriche recuperate

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fbotto

novembre 30, 2018 at 10:07

Molto bene, attivarsi e partecipare paga, magari non sempre nei tempi brevi, ma paga! Lunga vita a RiMaflow, e che continui a ispirarci come sta facendo.