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STORIE

Stupid White Men


Caro MigranteX,  (se non sai – o non ti ricordi – perché ti chiamo così leggi qui) ,
rieccoci qui. Un po’ di cinema, dai…

Ci sono almeno tre motivi per andare al cinema a vedere BlacKkKlansman di Spike Lee (oppure vederlo aggratis altrove, ehm…): perché è un gran bel film, perché è un inno alla bellezza dei neri, perché ci dice di prepararci a tutto.

Non racconterò la trama quindi leggi pure senza paura di rovinarti la visione del film.

Qui trovi il trailer del film in italiano, qui il trailer del film in francese, qui qui e qui alcune scene in italiano.

Vediamo un po’…

1. BlacKkKlansman è un gran bel film

Pellicola eccellente: fotografia praticamente perfetta, montaggio à la Spike Lee (ritmi veloci, musiche dentro– non sopra – il film), dialoghi miracolosamente equilibrati (tra comicità e realismo), politica con la P maiuscola, violenza, storia e dileggio di Trump.

Ce n’è per tutti, in questo film.

Amiamo Spike, bisogna dirlo caro MigranteX, quando racconta nei suoi film il punto di vista «nero» (il suo punto di vista), quando rovescia le mitologie dell’uomo bianco (stupid and not) e disegna, coi ritmi della musica nera, questi «pezzi» (come si chiamano in Italia le opere pitturate sui muri) di storia con l’abilità dello street artist e del rapper afroamericano.

Amiamo Spike quando è partigiano e cattivo. L’approccio denigratorio del regista nei confronti dello stupid white men (vedi qui) è pervasivo e onnipresente, convincente ed esilarante. Il nostro comune nemico ne esce a pezzi, dileggiato, preso a sassate.

Bello, bello, ne vogliamo di più…

BlacKkKlansman è un gran bel film anche per le interpretazioni attoriali, tutte sopra le righe, tutte efficaci. Una menzione speciale per Adam Driver che raccoglie su di sé, sulle sue spalle grandi e forti, le ambiguità di questo doppio uomo (bianco e nero) che si trova nel ventre della bestia e scopre che questo ventre è per lo più popolato di imbecilli manovrati, di donne idiote per lo più intossicate, di alcolizzati ignoranti e stupidamente armati.

2. BlacKkKlansman è un inno alla bellezza dei neri

Dal primo minuto all’ultimo il film è un trionfo di bellezza e raffinatezza, esclusivamente nera. Ha ragione Spike Lee, o almeno così sembra. Gli americani bianchi hanno vissuto gli otto anni di presidenza di Obama come un insulto personale. La presenza quotidiana di questo uomo nero, alto, bello e colto con una voce raffinata e ineguagliabile, per loro bianchi, bassi, brutti e ignoranti, con le voci storpiate dall’alcol e dalle droghe, deve essere stato umiliante, per otto lunghissimi anni. (Anche) da questo odio razzista profondo e indomabile è nato il fenomeno Trump. E Spike non fa sconti, in questo senso; il collegamento è immediato. Tanto che il film finisce proprio con le dichiarazioni vomitevoli di Trump sugli scontri avvenuti nel 2017 tra gli antifascisti e i nazisti americani e l’investimento in automobile – immensamente stupid e orrido  – durante una manifestazione antifascista (in cui morì una ragazza e furono ferite diverse persone).

Spike Lee è americano, di New York.

Sa che il razzismo contro i neri nasce soprattutto (anche) da qui. Nasce paradossalmente da questo «senso di inferiorità» dei bianchi verso i neri. È la sua battaglia personale (dai tempi di Malcom X), quella del regista, ancora prima del nero e dell’attivista. La battaglia per un immaginario nuovo, in cui il nero non è sinonimo di oscuro, orrendo, stupido e pericoloso. E allora fa scorrere sullo schermo le immagini dello stupid white men, obeso e ripugnante, che mangia pop corn e beve birra, urla e gode davanti al film Nascita di una nazione. E contemporaneamente dipinge ossessivamente una «nazione nera» meravigliosa fatta di uomini stupendi, lucidi, combattivi e studiosi, e di donne stupende, lucide, combattive e studiose.

Ed è tutto molto convincente. Oh, yes.

3. BlacKkKlansman dice di prepararsi

I punti caldi del film sono tanti. Ne indico due per farti capire, MigranteX, dove vuole andare a parare, come si dice a Roma, il nostro caro Spike.

Scena uno: il discorso iniziale del leader delle Pantere nere – primo punto di svolta del film – è il racconto di una presa di coscienza diretta, improvvisa, dura. Si tratta della presa di coscienza dei neri, del protagonista del film, dello spettatore (nero) al cinema o a casa. La presa di coscienza di un intero mondo – una intera storia negata – vissuta direttamente sulla propria pelle, nelle proprie vite, nelle proprie teste. Il protagonista del film ne esce cambiato, radicalmente. E quando, alla fine del discorso, parla col leader nero quest’ultimo è sicuro di quello che dice, è bello e sicuro. E gli dice che presto ci sarà una guerra e che è il momento di prepararsi.

Scena due: nel finale tumultuoso c’è poi una piccola sequenza filmica piuttosto originale. C’è il protagonista e la coprotagonista femminile, entrambi neri, che avanzano insieme, scivolando sul pavimento in un carrello quasi surreale (citazioni evidente di altri carrelli) armati di pistola verso il nemico. Sono bellissimi, ancora una volta: meravigliosi.

Non che Spike Lee inciti alla violenza, non è questo il suo stile né il suo programma didattico (non lo è mai stato), per così dire: non è nemmeno il nostro stile eh.

Spike qui, caro MigranteX, istiga all’alleanza.

L’alleanza tra neri americani – anche con i poliziotti neri, sembra dire il film– contro lo stupid white men. È davvero il momento di prepararsi a qualunque cosa verrà dopo di questo?

Sì, dice Spike: mettendosi insieme.

Ma il profondo rapporto del protagonista col suo «doppio bianco» – l’agente che si infiltra nel Klan – ci dice ancora di più, caro MigranteX. È un passaggio difficile – forse è il centro esatto del film – ma è una cosa che bisogna pur provare a dire. Il film parla anche di una possibile – sperabile, utopica, necessaria? – alleanza tra neri e resto del mondo (anche con i bianchi) contro uno stesso comune nemico: lo stupid white men che sta devastando il pianeta e le coscienze, lo stesso stupid white men che sta occupando i governi di mezzo mondo, lo stupid white men che bisogna combattere, soprattutto con questi film.

Che altro aggiungere?
(vedi qui).

https://www.ritornoinsenegal.org/blog_article/stupid-white-men-tre-motivi-per-vedere-lultimo-film-di-spike-lee/.

5 Commenti

Card quelo peace

nepantla

novembre 07, 2018 at 11:57

Grazie per questa recensione, Gianmarco. Lo metto nella lista di film da vedere nell'immediato. Leggendo La tua opinione mi sono venute in mente queste due serie che ho visto di recente, Dear White People e She's Gotta Have It, quest'ultima creata proprio Spike Lee per Netflix e basata sul film del 1986 Lola Darling. Quanta bellezza!

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Rankis

novembre 07, 2018 at 15:19

Grazie Gianmarco per la interessante recensione.... consiglerei anche questo film ... capisco che è può sembrare "datato" o scontato ma ai tempi, quando uscì negli anni '90 dello scorso secolo, fu proiettato praticamente quasi solo nei locali della scena underground italiana (per lo più centri sociali) ... Panther film del 1995 diretto da Mario Van Peebles, scritto dal padre Melvin Van Peebles, riguardante la storia delle Pantere Nere dal 1966 al 1968. Dall'incontro tra Huey P. Newton e Bobby Seale fino alla repressione operata da CIA ed FBI e l'arrivo dell'eroina in maniera massiccia nei ghetti neri... «Le persone li chiamavano eroi. L'F.B.I. li chiamava Nemico Pubblico Numero Uno». la cosa bella è che ho ritrovato in rete il film intero clicca al link e lo puoi vedere :-) https://www.youtube.com/watch?v=cgZvr_FcuYA

Card frog

Žena_žaba

novembre 12, 2018 at 17:42

I wish I could read in English, Im sure there is much to say on the topic!

Card rosso

Gianmarco Mecozzi

novembre 13, 2018 at 23:50

Rankis, ho appena visto Panther. Grazie per il link. Non lo conoscevo. Il film è molto bello, didattico com'é. È fatto per fare passare un messaggio diretto, senza fronzoli, stupendo. Senza nostalgie eh, ma è un cinema come non ne fanno più, o quasi. Niente a che vedere con le cose patinate, anestetizzate, di oggi. Niente a vedere con niente di oggi. Il linguaggio è un altro, proprio un altro. Era il 1995, sembra passato un secolo. La cosa fa riflettere.

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Rankis

novembre 14, 2018 at 17:35

Caro Gianmarco, sono contento ti sia piaciuto il film... effettivamente si, sembra passato un secolo... ma forse è solo finito l'altro secolo... e questo appena iniziato ancora non lo riusciamo a cogliere per descriverlo al meglio