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COMMONERS VOICES

Fateci Spazio! Inventare la città dei bambini



Il recupero di un’area verde all’interno di un quartiere romano diventa l’occasione per dare vita a una rete solidale impegnata a migliorare la qualità della vita dei bambini e degli adulti. Un incontro per riflettere sul tempo pedagogico, educativo e dell’infanzia nel contesto metropolitano, in quartieri sempre più affollati e privi di aree verdi.

Gli spazi del gioco per l’infanzia sono un bene comune? Come vengono gestite queste aree a Roma? Come ci si prende cura della città che abitiamo? 

La tana dei cuccioli è nato come opera di compensazione nel quartiere Pigneto e rimasto in completo abbandono fino al 2016, quando alcuni genitori hanno deciso di sfidare l’incuria e dato vita all’associazione L’Erbavoglio per la sua riqualifica, ottenendone ufficialmente l’adozione dal Comune di Roma. Oggi questa è un’area verde completamente autogestita, destinata principalmente a bimbi in età pre-scolare, dove si svolgo attività dedicate all’infanzia e alla genitorialità.
 
Un luogo per riflette sul tempo pedagogico, educativo e dell’infanzia nel contesto metropolitano tra la mancanza di spazi comuni in quartieri sempre più affollati, dove si moltiplicano i casi di chiusura di intere aree gioco dedicate ai più piccoli per l’assenza di manutenzione da parte dell’amministrazione comunale.

Fateci spazio! allarga lo sguardo alla vita che quotidianamente si svolge nel mondo esterno alla scuola, per intraprendere una ricerca su dove educhiamo bambini e bambine oltre i banchi, fuori dalle aule, dagli istituti. L’infanzia è sempre un altrove, ma questo altrove va cercato nelle città che viviamo, nelle aree abbandonate e riconquistate dal protagonismo dei genitori, o negli angoli della città guadagnati da ragazzi che li trasformano in territori di aggregazione.

"Sono i luoghi del possibile, ovvero luoghi vivi che si rivelano vitali per la crescita, per imparare condividendo, dove il gioco con la natura diventa proficuo e dirompente."

Alla ricerca di un equilibrio tra la spasmodica securitizzazione e le forme necessarie di libertà, come ripensare il paesaggio del gioco, momento fondamentale per la crescita dei bambini? Come farlo tra i luoghi metropolitani che viviamo quotidianamente? Come rompere la ghettizzazione del bambino nella città attraverso aree di gioco condivise?

Immaginare la città dei bambini vuol dire intendere lo spazio del gioco non come un luogo speciale, ma come un uso speciale dello spazio pubblico: sollecitare le aree urbane come risorsa educativa, facendo in modo che l’intero ambiente sia loro accessibile perché, che siano invitati o meno a farlo, i bambini useranno comunque questo ambiente interamente. Muri, marciapiedi, discese e salite, uno slargo celato al traffico: ogni elemento urbano che la città mette loro a disposizione viene usato per giocare, per esercitarsi alle volte apertamente in conflitto con il mondo degli adulti.

Abbiamo scoperto di aver bisogno di osservare la città attraverso lo sguardo del bambino, e per far questo vogliamo partire dalle pratiche di chi autogestisce e rende vivi gli spazi pubblici di Roma, raccogliendone spunti e riflessioni; dove raccontare esempi che possono fornire nuove pratiche per un uso inconsueto delle città.
 
"Per narrare i nostri desideri e progetti futuri con lo stupore e la passione che tutti i bambini provano nell’incontro con il mondo. Quello stupore che riescono a trasmettere a chi è disposto a educarli e guidarli."

Allo stesso tempo, vogliamo costruire forme di mutualismo tra differenti realtà per avere più efficacia e peso istituzionale di fronte all’assenza delle amministrazioni locali, dando vita a una rete solidale per migliorare la qualità della vita dei bambini e degli adulti, lì dove un quartiere non adatto per i primi non lo è nemmeno per i secondi.

Come il sasso gettato nello stagno descritto da Gianni Rodari, immaginiamo questo primo incontro capace di provocare «onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari».

Tratto da Dinamo Press

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